roberto carrer

pittore

Georgia O'Keeffe

Francesco Tabusso

Edward Hopper

Tamara de Lempicka

Jack Vettriano

Georgia O'Keeffe nacque nel 1887 in una fattoria vicino a Sun Prairie, nel Wisconsin. Nel 1905 frequentò la School of the Art Institute di Chicago e nel 1907 l'Art Students League a New York.

 

Nel 1908, nella galleria newyorchese del fotografo Alfred Stieglitz, suo futuro marito, poté ammirare gli acquerelli di Rodin, dai quali fu profondamente colpita.

In quegli anni Stieglitz organizzò diverse mostre di O'Keeffe, facendola conoscere agli ambienti dell'avanguardia newyorchese, tra cui molti modernisti americani amici di Stieglitz, come Charles Demuth, Arthur Garfield Dove, Marsden Hartley, John Marin, Paul Strand ed Edward Steichen.

Le sue creazioni degli anni dieci sono caratterizzate da un astrattismo lirico creato da armoniose linee, figure e colori; queste opere, principalmente serie di illustrazioni a carboncino e acquerelli, sono fra le più innovative di tutta l'arte statunitense del periodo.

 

Negli anni venti abbandonò la tecnica dell'acquerello per realizzare pitture a olio di grande formato con forme naturali e architettoniche in primo piano ispirate agli edifici di New York, come viste tramite una lente d'ingrandimento. Queste opere contribuirono al suo successo, tanto che alla metà degli anni venti era considerata una delle artiste più importanti d'America.

Nel 1924, O'Keeffe e Stieglitz si sposarono.

A partire dal 1929 passò diversi mesi dell'anno nel Nuovo Messico, dipingendo alcune delle sue creazioni più famose in cui sintetizza l'astrazione con la rappresentazione di fiori e paesaggi tipici della zona, per lo più colline desertiche disseminate di rocce, conchiglie e ossa animali. I contorni sono increspati, con sottili transizioni tonali di colori che variano fino a trasformare il soggetto in potenti immagini astratte, talvolta trasfigurate in senso erotico.

 

Negli anni trenta e quaranta O'Keeffe ricevette numerose commissioni e lauree honoris causa da numerose università.

Nel 1946 morì suo marito e nel 1949 O'Keeffe si trasferì permanentemente nel Nuovo Messico.

Durante gli anni cinquanta produsse una serie di pitture con forme architettoniche ispirate alla sua casa nel Nuovo Messico e una vasta serie di pitture di nuvole come viste dai finestrini di un aeroplano.

 

Agli inizi degli anni settanta fu colpita da una malattia alla vista, che la costrinse col tempo a ridurre il lavoro.

Il 10 gennaio 1977 il Presidente Gerald Ford l'ha insignita della prestigiosa onorificenza statunitense, la Medaglia presidenziale della libertà.

 

È morta nel 1986, all'età di 98 anni.

 

*fonte Wikipedia

Francesco Tabusso (Sesto San Giovanni, 27 giugno 1930 – Torino, 29 gennaio 2012) è stato un pittore italiano. Francesco Tabusso è nato a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, il 27 giugno 1930.

 

Appena adolescente trascorre gli anni della guerra da sfollato a Rubiana, in Val di Susa. Dal 1949 al 1954, dopo aver conseguito la maturità classica, frequenta lo studio del pittore Felice Casorati: nello studio di via Mazzini e nella casa di Pavarolo, Casorati sostiene i suoi esordi artistici.

 

Nel 1953 fonda insieme a Nino Aimone, Alberto Noventa, Francesco Casorati, Mauro Chessa e Alberto Ninotti la rivista Orsa Minore: Tabusso ne sarà il direttore, perché unico maggiorenne del gruppo. Tra il 1952 e il 1953 escono 6 numeri illustrati dai pittori Alberto Ca' Zorzi, Romano Campagnoli, Sergio Saroni con interventi dei letterati Edoardo Sanguineti e Lucio Cabutti. Sulle pagine di Orsa Minore si intrecciano dibattiti sulle arti figurative e sugli sviluppi delle neoavanguardie. Sono di questi anni le prime affermazioni nel panorama artistico di Torino dove fondamentale fu il confronto con i compagni di avventura artistica raggruppati intorno all'attività della galleria La Bussola e l'incontro con il critico Luigi Carluccio. Nel 1954, a 24 anni, partecipa alla XXVII Biennale Internazionale di Venezia, dove presenta “Comizio”, “Festa campestre” e “Albero caduto”.

Vi sarà invitato anche nel 1956 e nel 1958 e nel 1966 gli sarà dedicata una sala personale dove presenta l’opera “L’Atelier di via Salvecchio”. Nel 1955 partecipa alla mostra “60 maestri del prossimo trentennio” curata da Carlo Ragghianti. Nel 1956 la mostra alla galleria La Strozzina di Firenze, con la presentazione di Felice Casorati e alla galleria Spotorno di Milano una mostra con Francesco Casorati. L’anno successivo il Premio Fiorino e il Premio Michetti, poi la personale con la presentazione di Albino Galvano alla galleria Medusa di Roma, dove nel 1958 è invitato alla Quadriennale.

Ormai trentenne Tabusso è pittore affermato, con inviti alle più prestigiose rassegne internazionali, tra cui Bruxelles, New York, Mosca, Alessandria d’Egitto. Del 1963 è la prima mostra personale alla galleria milanese di Ettore Gian Ferrari con cui inizia un fecondo rapporto di lavoro e di amicizia che durerà per più di trent'anni, con numerose mostre personali presentate, tra gli altri, nel 1976 da Giorgio Bassani e nel 1986 da Nico Orengo. Dal 1963 insegna Discipline Pittoriche al Liceo Artistico dell’Accademia di Brera a Bergamo e in seguito, fino al 1984, al Liceo Artistico dell’Accademia Albertina di Torino. Nel 1965 viene pubblicato per le Edizioni Gian Ferrari il volume La sostanza delle cose di Piero Chiara con 18 disegni di Tabusso; del 1968 è invece Dodici mesi, un catalogo di 12 litografie commentate dal poeta Diego Valeri; nel 1970 illustra per le Edizioni Gian Ferrari Quattro piccole storie, di Dino Buzzati.; del 1972 è la pubblicazione Dodici uccelli Silvani, 12 illustrazioni e un'acquaforte disegnate da Tabusso e descritte da Pier Carlo Santini. L'incontro con Santini risale al 1956, quando si conobbero a Firenze in occasione di una delle prime personali di Tabusso: la passione comune per l'ornitologia e il desiderio di raccontare la natura con le sue abitudini e forme li spinge a lavorare insieme fino al 1984, anno in cui Giorgio Mondadori pubblicherà la prima monografia su Tabusso che raccoglie quasi 700 opere.

 

Nel 1975 realizza la grande pala absidale “Il Cantico delle Creature” per la Chiesa di San Francesco d'Assisi al Fopponino a Milano, progettata da Giò Ponti. La tela, la più grande pala d’altare del ‘900 di dimensioni di 12x8 metri, è stata realizzata in due parti come le pagine aperte di un libro. Il grande bosco e l'acqua che scorre fanno da contorno alle figure di San Francesco e Santa Chiara. L'opera sarà completata successivamente con 8 trittici che a partire dalla parete sinistra e lungo tutto il perimetro della chiesa, illustrano con episodi della vita di San Francesco il testo della Preghiera semplice, attribuita al Santo di Assisi. Alla Chiesa di San Francesco, viene donato nel 1978, dopo essere stato esposto nel ’76 alla Galleria Gian Ferrari, il Presepe degli artisti che Tabusso realizza insieme a Gloria Argeles, Giacomo Soffiantino, Francesco Casorati, Nino Aimone, Giorgio Ramella, Riccardo Cordero e Bruno Grassi.

 

Nel 1976 l’importante mostra “Hommage a Grünewald”, a Colmar, in Francia, che sancisce l'inizio del dialogo di Tabusso con i maestri dei secoli antichi, cominciato nel decennio precedente con la mostra “Omaggio a Baschenis”, proseguito con i cicli pittorici dedicati a Pitocchetto, Georges De La Tour e poi ancora Goya, Rembrandt, Caravaggio. Nel 1982 illustra con 22 tavole Vino al vino di Mario Soldati: Tabusso illustra un ampio repertorio enologico e una parte della campagna italiana con il desiderio di salvare le tracce di un mondo che ormai andava scomparendo. Nel 1983 la mostra antologica a Palazzo Robellini di Acqui Terme, con la presentazione di Riccardo Barletta; nel 1989 realizza il drappo per il Palio di Asti, vinto quell'anno dal Comune di Moncalvo e viene organizzata la mostra Tabusso verso il Pitocchetto - Omaggio a Giacomo Ceruti alla Galleria Forni di Bologna con la presentazione di Francesco Gallo. Del 1990 è l'incontro con un altro grande scrittore, Mario Rigoni Stern, quando il gallerista Gianfranco Valente propone a Tabusso di lavorare sui racconti di Rigoni Stern per poi farne una mostra a Cesuna sull'Altopiano di Asiago. Nel 1991 l'assessorato alla cultura di Asti organizza la mostra antologica a Palazzo Mazzetti con la presentazione di Claudia Gian Ferrari. Negli anni '90 si consolidano anche i rapporti con le gallerie torinesi Carlina e Giampiero Biasutti che gli dedicheranno numerose mostre personali e collettive. Nel 1998 partecipa a Luci d'artista con La danza della vita, un presepe “luminoso” realizzato per la Chiesa della Beata Vergine delle Grazie con la rappresentazione della Natività e dell'Adorazione dei magi e dei pastori.

 

Ancora nel '98 la Regione Piemonte gli dedica un'importante mostra antologica nei nuovi spazi della Sala Bolaffi, curata da Angelo Mistrangelo; nel 2000 espone ad Aosta al Centro artistico Saint-Benin. Nel 2002 espone prima a Cherasco, a Palazzo Salmatoris, poi a Roma, negli spazi del Complesso Monumentale di San Michele, a Ripa Grande: la Regione Piemonte insieme al Ministero per i Beni e le attività culturali ha promosso questa mostra che, con la curatela di Marta Concina e Giovanni Cordero, ripercorre cinquant'anni di pittura. Nel 2005 viene stampato il volume curato da Gianfranco Schialvino Tabusso che intende idealmente proseguire la monografia di Pier Carlo Santini del 1984. Del 2007 è la mostra “Tabusso. Pittore di Torino”, una delle antologiche più corpose, curata dal Elena Pontiggia e Gianfranco Schialvino. Si parte dagli esordi con i primi oli, paesaggi di Pavarolo dipinti a diciassette anni, e via via si attraversano tutti i temi cari a Tabusso: il paesaggio, la natura morta, la figura, i proverbi popolari, l’omaggio ai maestri, il mare, i miti. E poi ancora, i suoi ritratti di fanciulla, i montanari valsusini, le vigne di Langa, il circo, gli animali del bosco, gli uccelli e le erbe. Nel 2009 Giovanna Barbero cura per la Galleria Civica d'Arte Moderna di Spoleto, la mostra “Francesco Tabusso. Sulle ali della libertà”. In occasione della mostra l'INAC, Istituto Nazionale di Arte Contemporanea, dona alla Galleria di Spoleto un'opera di Tabusso che andrà ad aggiungersi alle opere già presenti di Ruggeri, Saroni e Soffiantino. Nel 2010 la città di Bra gli conferisce la cittadinanza onoraria e ospita a Palazzo Mathis un'importante mostra curata da Gianfranco Schialvino con la presentazione di Bruno Quaranta. Nel novembre 2011 la mostra “Mac Fioca” alla galleria Giampiero Biasutti che raccoglie una trentina di opere selezionate tra le tante eseguite nell’arco di un trentennio da Tabusso, sul tema della neve, accompagnate da un racconto di Bruno Gambarotta ispirato al quadro del 1964 “Interno del Chietto”.

 

È morto nel 2012 all'età di 81 anni all'ospedale Mauriziano di Torino, città dove ha sempre vissuto.

Edward Hopper nacque il 22 luglio del 1882 a Nyack piccola cittadina sul fiume Hudson, nel sud-est dello stato di New York.

I suoi genitori, Garret Henry ed Elisabeth Griffiths Smith, provenivano dalla colta borghesia angloamericana. Già dall'età di cinque anni Edward dimostrava una spiccata abilità nel disegno. I suoi genitori, scoperta questa dote, lo incoraggiarono facendogli leggere riviste e libri sull'arte. Nel 1895 dipinse il suo primo quadro dove mostrava particolare interesse verso le navi e tutto ciò che è legato ad esse. Nel 1899 seguì un corso per corrispondenza presso la New York School of Illustrating.

 

Nel 1900 cominciò a frequentare la New York School of Art, diretta da William Merritt Chase, seguace dell'impressionismo europeo. Nell'istituto si trovò a fianco di altri futuri protagonisti della scena artistica americana dei primi anni cinquanta: Guy Pène du Bois, Rockwell Kent, Eugene Speicher e George Bellows. Importante per la sua formazione e crescita fu il contatto con lo stesso William Merrit Chase, che lo avrebbe incitato a studiare, e con Robert Henri, titolare del suo corso di pittura. Nel 1906 compì il suo primo viaggio a Parigi, prendendo alloggio alla Missione Battista in Rue de Lille, non lontano dal Louvre. Fu affascinato dalla pittura impressionista e dai poeti simbolisti. Tornato in patria, trovò lavoro come illustratore pubblicitario per la C. C. Phillips & Company.

 

Durante il suo terzo e ultimo viaggio all'estero, a Parigi e in Spagna nel 1910, Hopper perfezionò il suo particolare e ricercato gioco di luci e ombre, la descrizione di interni, imparata da Degas, e il tema centrale della solitudine e dell'attesa.

Mentre in Europa prendevano piede il fauvismo, il cubismo e l'astrattismo, Hopper veniva attratto per lo più da Manet, Pissarro, Monet, Sisley, Courbet, Daumier, Toulouse-Lautrec e dal più antico Goya.

 

Tornato stabilmente negli Stati Uniti, che non lasciò più, Hopper abbandonò le nostalgie europee che lo avevano influenzato sino a quel momento, ed iniziò ad elaborare soggetti legati alla vita quotidiana americana, modellando il suo stile alla vita di tutti i giorni. Tra i soggetti che prediligeva vi erano soprattutto immagini urbane di New York e le scogliere e spiagge del vicino New England, in particolare paesaggi di Ogunquit e dell'isola di Monhegan nel Maine.

Nel 1913 si tenne a New York l'Armory Show, la prima mostra che introduceva al pubblico degli Stati Uniti la pittura delle avanguardie europee. Hopper partecipò a questa mostra con il suo dipinto Sailing, che non incontrò tuttavia il favore del pubblico.

Dal 1915 abbandonò temporaneamente la pittura per perfezionarsi nella tecnica dell'incisione (di cui poi dirà che gli era stata utile per "cristallizzare" il suo stile pittorico), eseguendo puntesecche e acqueforti, grazie alle quali ottenne numerosi premi e riconoscimenti, anche dalla prestigiosa National Academy of Design.

 

Nel 1918 fu uno dei primi membri del Whitney Studio Club, il più vitale centro per gli artisti indipendenti americani dell'epoca. Proprio al Whitney Studio nel 1920 tenne la sua prima personale, dove fra gli altri lavori venne esposto Soir Bleu (Sera azzurra) (1914) Whitney Museum of American Art. Il titolo del dipinto si ispira al primo verso di Sensation, poesia di Arthur Rimbaud che parla dei piaceri del vagabondaggio. Hopper mette in scena sulla terrazza di un café parigino un insieme di personaggi eterogenei: a destra una coppia di borghesi, a sinistra un protettore. Al centro, di spalle un ufficiale, di profilo un personaggio barbuto, probabilmente un artista, di fronte un pierrot e sullo sfondo una prostituta. Questo lavoro segna in qualche modo l'addio all'atmosfera felice che aveva segnato i suoi soggiorni francesi e all'Europa che lo aveva fino ad allora ispirato. Fortemente criticata e perciò disconosciuta dall'autore, la tela, arrotolata e dimenticata, fu ritrovata nel suo studio solo dopo la sua morte ed è stata oggetto di un'attenta rivalutazione alla luce delle successive esperienze dell'artista e delle sue influenze europee.

 

Nel 1924 alcuni suoi acquerelli furono esposti a Gloucester nella galleria di Frank Rehn. La fortuna critica e il successo di pubblico diedero una significativa svolta alla carriera di Hopper, che finora si era guadagnato da vivere come illustratore di riviste. In quello stesso anno Hopper sposò Josephine Verstille Nivison, anch'ella ex-studente di Robert Henri alla New York School of Art. Josephine fu l'unica modella per tutti i personaggi femminili che avrebbe dipinto da allora in poi.

Il successo ottenuto con la mostra alla Rehn Gallery contribuì a fare di Hopper il caposcuola dei realisti che dipingevano la "scena americana". Nel 1925 la sua tela intitolata Apartment Houses venne acquistata dalla Pennsylvania Academy. Questo fu il suo primo lavoro a olio a entrare in una collezione pubblica e il primo quadro venduto dal 1913 in poi. Nel 1930 la famosa House by the Railroad, che sarebbe servita ad Alfred Hitchcock come modello per la casa in stile "secondo impero americano" di Psyco, venne donata dal collezionista Stephen C. Clark al MoMA di New York, entrando a far parte della collezione permanente del museo. Dopo tre anni, lo stesso MoMA gli dedicò la prima retrospettiva.

 

La sua evocativa vocazione artistica si rivolgeva sempre più verso un forte realismo, che risulta la sintesi della visione figurativa combinata con il sentimento struggente e poetico che Hopper percepiva nei suoi soggetti. Diceva: "non dipingo quello che vedo, ma quello che provo".

 

Nel 1934 Hopper acquistò una casa a Truro (Massachusetts), nella penisola di Cape Cod, dove da allora iniziò a passare regolarmente i mesi estivi. Il paesaggio di Cape Cod, con le sue dune, case e fari, si ritrova in molti suoi dipinti, come The House on The Hill, Cape Cod Evening o Cape Cod Morning. Il Whitney Museum of American Art gli dedicò la seconda retrospettiva nel 1950 e, nel 1956 la rivista TIME gli rese omaggio con una copertina.

 

Hopper morì a 85 anni il 15 maggio 1967 nel suo studio nel centro di New York. Oggi è considerato uno dei grandi maestri americani, citato in qualche caso come precursore della Pop Art.

Hopper utilizzò composizioni e tagli fotografici simili a quelli degli impressionisti che aveva visto dal vero a Parigi, ma di fatto il suo stile fu personalissimo e imitato a sua volta da cineasti e fotografi.

La pittura di Hopper predilige architetture nel paesaggio, strade di città, interni di case, di uffici, di teatri e di locali. Le immagini hanno colori brillanti ma non trasmettono vivacità, gli spazi sono reali ma in essi c'è qualcosa di metafisico che comunica allo spettatore un forte senso di inquietudine. Non a caso André Breton, nel suo esilio a New York, lo accostava a Giorgio De Chirico in un'intervista pubblicata su View nel 1941. La composizione dei quadri è talora geometrizzante, sofisticato il gioco delle luci fredde, taglienti e volutamente "artificiali", sintetici i dettagli. La scena è spesso deserta, immersa nel silenzio; raramente vi è più di una figura umana, e quando ve ne è più di una, sembra emergere una drammatica estraneità e incomunicabilità tra i soggetti. La direzione dei loro sguardi o i loro atteggiamenti spesso "escono dal confine del quadro", nel senso che si rivolgono a qualcosa che lo spettatore non vede. Di lui è stato detto che sapeva "dipingere il silenzio".

 

Particolare spazio nelle sue opere trovano le figure femminili. Cariche di significato simbolico, assorte nei loro pensieri, con lo sguardo perduto nel vuoto o nella lettura, si offrono spesso seminude ai raggi del sole trasmettendo solitudine, attesa, inaccessibilità. Una dimensione psicoanalitica che ha permesso di interpretare meglio le emozioni dell'artista.

 

*fonte Wikipedia

Tamara de Lempicka, pseudonimo di Tamara Rosalia Gurwik-Górska (Varsavia, 16 maggio 1898 – Cuernavaca, 18 marzo 1980), è stata una pittrice polacca, appartenente alla corrente dell'Art Déco.

Figlia di Malvina Decler, una polacca e di Boris Gurwik-Górski, agiato ebreo russo. A seguito della prematura scomparsa del padre, dovuta al divorzio secondo le dichiarazioni dell'artista, o a un suicidio secondo altre ipotesi, Tamara vive con sua madre e i suoi due fratelli (Stanisław e Adrienne), sostenuta dalla famiglia Decler e vezzeggiata dalla nonna Clementine. Proprio per accompagnare la nonna compie il suo primo viaggio in Italia nel 1907, nel corso del quale, dopo aver visitato le città d'arte italiane ed essersi spostate in Francia, Tamara avrebbe imparato alcuni rudimenti di pittura da un francese di Mentone.

 

La sua formazione scolastica, seguita dalla nonna Clementine, va posta tra una scuola di Losanna (Villa Claire) in Svizzera e un prestigioso collegio Polacco di Rydzyna. L'anno successivo, alla morte della nonna, si trasferisce a San Pietroburgo in casa della zia Stefa Jansen, dove conobbe l'avvocato Tadeusz Łempicki (1888-1951), che sposò nel 1916. Durante la rivoluzione russa, suo marito venne arrestato dai bolscevichi, ma venne liberato grazie agli sforzi e alle conoscenze della giovane moglie.

 

Considerata la situazione politica in Russia, i Łempicki decisero di trasferirsi a Parigi, dove nacque la figlia Kizette nel 1920. Tamara iniziò a studiare pittura alla Académie de la Grande Chaumiere e alla Académie Ranson con maestri come Maurice Denis e André Lhote. Qui affinò il suo stile personale, fortemente influenzato delle istanze artistiche dell'Art Déco, ma al contempo assai originale. Nel 1922 espone al Salon d'Automne, la sua prima mostra in assoluto. In breve tempo divenne famosa come ritrattista col nome di Tamara de Lempicka. Nel 1928 divorziò dal marito.

 

Fu anche ospite di Gabriele D'Annunzio al Vittoriale, rifiutando i suoi continui tentativi di seduzione. Dopo aver viaggiato estesamente per l'Europa, ivi compreso in Italia e in Germania, all'inizio della seconda guerra mondiale si trasferì a Beverly Hills in California con il secondo marito, il barone Raoul Kuffner de Diószegh (1886-1961), che aveva sposato nel 1933. Nel 1943 si spostarono nuovamente, questa volta a New York, dove la pittrice continuò la sua attività artistica.

 

Dopo la morte del barone Kuffner nel 1961, Łempicka andò a vivere a Houston in Texas, dove sviluppò una nuova tecnica pittorica consistente nell'utilizzo della spatola al posto del pennello. Le sue nuove opere, vicine all'arte astratta, vennero accolte freddamente dalla critica, tanto che la pittrice giurò di non esporre più i suoi lavori in pubblico. Nel 1978 si trasferì a Cuernavaca in Messico. Morì nel sonno il 18 marzo 1980. Come da sua volontà, il suo corpo venne cremato, e le ceneri vennero sparse dall'amico, conte Giovanni Agusta, sul vulcano Popocatepetl.

Jack Hoggan, noto come Jack Vettriano (Methil, 17 novembre 1951), è un pittore scozzese di origini italiane, onorato da Elisabetta II d'Inghilterra con l'Ordine dell'Impero Britannico (OBE). Cresce nella città industriale di Methil, Scozia. La sua è una famiglia povera: "dovevo dividere un unico letto con mio fratello maggiore" racconta; così il futuro artista è spinto a lavorare fin da ragazzino. Lasciati gli studi a 16 anni, diviene apprendista minerario e comincia a dipingere negli anni settanta con un set di acquerelli ricevuti in regalo per il suo ventunesimo compleanno. I suoi primi quadri sono firmati Jack Hoggan e sono più che altro riproduzioni di impressionisti. Dopo quattordici anni riesce ad esibire le sue opere professionalmente. Nel 1988 si sente infatti pronto ad esibire i suoi quadri in pubblico e presenta due opere alla mostra annuale della Royal Scottish Academy. Entrambe vengono vendute il primo giorno della mostra e Vettriano riceve immediatamente numerose offerte da varie gallerie artistiche.Il successo contribuisce al declino del suo primo rapporto coniugale e il pittore decide quindi di trasferirsi a Edimburgo, cambiando anche nome in Vettriano, derivazione dal cognome da nubile della madre, Vettraino, figlia di un emigrante italiano che agli inizi del '900 partì da Belmonte Castello nella Valle di Comino ( Frosinone), per andare a lavorare nelle miniere di carbone nel nord della Scozia.Le città di Edimburgo, Londra, Hong Kong, Johannesburg, e New York hanno ospitato numerose sue mostre. I suoi quadri ricordano il genere film noir, spesso con tematiche romantiche e nudi in primo piano. I suoi lavori sono talvolta stati tacciati di populismo e definiti privi di immaginazione da alcuni critici d'arte. Vettriano è tuttavia uno dei pittori viventi più venduti internazionalmente.I suoi originali vengono valutati altissime cifre, ma sembra che le sue riproduzioni guadagnino addirittura di più. Il quotidiano The Guardian afferma che l'artista incassi 500.000 sterline all'anno in soli diritti d'autore per riproduzioni tipografiche. La sua opera più famosa, The Singing Butler, ogni anno viene regolarmente riprodotta su biglietti d'auguri in Gran Bretagna e vende più di qualsiasi altro artista. In Italia, molte sue opere sono state riprodotte su copertine di libri di letteratura moderna. Il 21 aprile 2004 l'opera originale de The Singing Butler è stata venduta all'asta per 744.500 sterline. Nel novembre 1999, i lavori di Vettriano sono stati esposti per la prima volta a New York, esibiti alla International 20th Century Arts Fair. Una serie di sue opere è stata venduta per un totale superiore al milione di sterline in agosto 2007. L'opera più costosa è stata Bluebird at Bonneville, comprata per 468.000 sterline all'asta di Sotheby's tenutasi in Scozia, presso il Gleneagles Hotel.Vettriano mantiene laboratori d'arte in Scozia, Londra e Nizza. È stato rappresentato dalla Portland Gallery fino al 2007, suoi quadri sono stati acquistati da Jack Nicholson, Sir Alex Ferguson, Sir Tim Rice e Robbie Coltrane e altre importanti personalità. A tutt'oggi sono stati pubblicati cinque volumi sulla sua vita e opere, l'ultimo nel 2008 col titolo Studio Life.  *fonte Wikipedia

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